venerdì 1 Marzo 2024

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Autismo: il contributo dell’osteopatia

di Raffaella Sala DO

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Autismo: il contributo dell’osteopatia. Autismo è un termine generico che indica una molteplicità di condizioni patologiche del neurosviluppo caratterizzate da deficit nelle abilità comunicative e sociali, insieme a comportamenti ripetitivi e stereotipati che compaiono fino al terzo anno di vita. L’ autismo viene collocato tra i disturbi del neuro-sviluppo ed è caratterizzato da: una compromissione qualitativa della comunicazione e dell’interazione sociale, disturbi del comportamento ripetitivi e stereotipati, interessi e attività ristretti.

Il disordine dello spettro autistico: i criteri

Attualmente il disordine dello spettro autistico viene inquadrato all’interno dei Disordini del Neurosviluppo e deve corrispondere ai seguenti criteri:

A. Deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale in diversi contesti, non spiegabile attraverso un ritardo generalizzato dello sviluppo e manifestato da tutti e tre i seguenti punti:

  1. Deficit nella reciprocità socio-emotiva 
  2. Deficit nei comportamenti comunicativi non verbali usati per l’interazione sociale
  3. Deficit nella creazione e mantenimento di relazioni appropriate al livello di sviluppo, non comprese quelle con i genitori e caregiver.

B. Pattern di comportamenti, interessi o attività ristretti e ripetitivi come manifestato da almeno due dei seguenti punti:

  1. Linguaggio, movimenti o uso di oggetti stereotipati o ripetitivi
  2. Eccessiva fedeltà alla routine
  3. Interessi altamente ristretti e fissati
  4. Iper o Ipo-reattività agli stimoli sensoriali o interessi insoliti verso aspetti sensoriali dell’ambiente

C. I sintomi devono essere presenti nella prima infanzia, ma possono non diventare completamente manifesti finché le esigenze sociali non oltrepassano il limite delle capacità.

D. L´insieme dei sintomi deve limitare e compromettere il funzionamento quotidiano.

Questa definizione richiama l’attenzione sul concetto dimensionale dell’autismo, caratterizzato da comportamenti che si estendono senza soluzione di continuità tra normalità e malattia, ma che si differenziano perché la frequenza e l’intensità di quel sintomo non consentono di adattarsi al contesto, di sviluppare le risorse cognitive, di acquisire e di mantenere le relazioni sociali. Sono 100.000 i bambini e gli adolescenti che in Italia sono affetti da autismo e ne soffre 1 bambino ogni 100. I Disturbi dello Spettro Autistico sono ormai riconosciuti come un problema urgente di salute, in quanto anche il loro impatto sociale è elevato.

L’aumento delle diagnosi non basta a sostenere l’imponente crescita del fenomeno negli ultimi anni. La sfida della comunità scientifica è dunque quella di trovare una o molteplici cause del problema. Negli ultimi anni, si è registrato un forte sviluppo della ricerca su campi strettamente collegati tra loro inserendo i Disturbi dello spettro autistico insieme alle classiche patologie neuropsichiche (schizofrenia) in un unico spettro di patologie aventi basi genetiche e ambientali (epigenetiche), e immuno-infiammatorie comuni. Nel novembre 2006 un articolo su The Lancet a firma di un pediatra e di un epidemiologo della Harvard School of Pubblic Health poneva con forza il problema di una “pandemia silenziosa” di danni neuro-psichici che si starebbero diffondendo, nell’indifferenza generale, in tutto il Nord del pianeta. Molteplici studi dimostrano come metalli pesanti e pesticidi siano tra i fattori neuro-tossici maggiormente implicati in questa pandemia silenziosa di disturbi neuropsichici. È dimostrata la correlazione tra inquinamento e rischio di autismo. L’esposizione perinatale a inquinamento da metalli, in particolare mercurio e sostanze tossiche prodotte dai motori diesel, è significativamente associata a un incremento della frequenza dell’autismo. Altri studi hanno documentato un’associazione tra autismo e condizioni infiammatorie materne prodotte da infezioni virali, autoimmunità, allergie, stress, in particolare durante la gravidanza. 

Photographee.eu@adobestock.com

Autismo e neuroinfiammazione

Una serie di studi realizzati post-mortem su soggetti autistici ha riscontrato un’anomala attività infiammatoria cerebrale. Si è riscontrata  un’infiammazione cerebrale diffusa con forte attivazione della microglia produttrici di citochine infiammatorie. Le stesse citochine sono essenziali per la formazione delle connessioni neuronali . Quando queste sono in eccesso viene prodotta un’infiammazione cerebrale che danneggia la formazione delle sinapsi. Questo ha anche dato il via al crescente interesse per una possibile fisiopatologia su base immunologica in questo disturbo del neurosviluppo.

Autismo e disturbi gastrointestinali

Nel 2014 una meta-analisi pubblicata su Pediatrics nel 2014 evidenzia come la sintomatologia gastrointestinale risulti significativamente più frequente nei bambini con autismo rispetto ai controlli sani. Poiché dunque l’intero tratto gastrointestinale contiene un elevato numero di neuroni e rappresenta il nostro più esteso organo immunitario, non sorprende che le sue funzioni siano compromesse in una condizione caratterizzata da alterata conformazione delle reti neuronali e anomala funzione immunitaria. Per quanto riguarda la valutazione e la gestione dei disturbi gastrointestinali, nonostante le evidenze scientifiche circa la maggior prevalenza di questi disturbi nelle persone con ASD, nella pratica clinica tale aspetto risulta ancora ampiamente sottovalutato nell’iter diagnostico. La difficoltà di comunicazione verbale, una sintomatologia spesso poco chiara, unite al fatto che  troppo spesso  i problemi comportamentali sono creduti essere “una parte dell’autismo” portano spesso a una sottovalutazione del problema. Un’accurata diagnosi e trattamenti idonei spesso riducono drasticamente la severità dei sintomi e portano a un miglioramento della qualità di vita per i soggetti con autismo e per le loro famiglie. La necessità di inquadrare un soggetto autistico nella sua globalità, considerando quindi gli aspetti sistemici, in particolar modo quelli a carico dell’apparato gastrointestinale, e non solo comportamentali, permette all’osteopatia di poter essere un valido supporto nell’approccio multidisciplinare al paziente.

Autismo: il contributo dell’osteopatia

Perché quindi portare un bambino con diagnosi di Autismo dall‘osteopata? Innanzitutto, per non creare false aspettative nei genitori,  dobbiamo intendere l’Osteopatia non come rimedio all’autismo, ma come comunicazione nei casi di malessere rispettando il principio osteopatico della globalità dell’organismo. Abbiamo visto come i principali problemi abbiamo un interessamento sistemico dell’intero organismo soprattutto a livello gastroenterico. Questi possono sfociare in alterazioni del sonno e aumento di ansietà e irritabilità e quindi interessare il Sistema Nervoso Autonomo. Non dimentichiamo che alla base di tutto questo vi può essere un costante livello di infiammazione  con un interessamento del Sistema immunitario. Evidenze scientifiche dimostrano che il Trattamento Manipolativo Osteopatico  è in grado di modulare la funzione del sistema gastroenterico, del sistema neurovegetativo e modificare le concentrazioni di oppioidi ed endocannabinoidi circolanti.

 

Trattamento Manipolativo Osteopatico (TMO) e Sistema GastroIntestinale (GI)

 Il trattamento osteopatico viscerale viene usato per ottimizzare il flusso vascolare e linfatico agli organi interni. Questo movimento e la sua influenza sui visceri sono costantemente presenti in tutta la vita. Lo scopo del TMO è quello di ristabilire un fisiologico equilibrio dei visceri attraverso manipolazioni non invasive nell’area addominale.  La manipolazione viscerale ha la potenzialità di influenzare il Sistema Nervoso Enterico e quindi di ristabilire la funzione dell’asse intestino-cervello.  I bambini autistici sono in un costante stato di “stress” dovuto anche allo stato di salute. Qualsiasi effetto positivo del TMO a livello viscerale ha quindi la potenzialità di ridurre i disturbi gastroenterici e questo potrebbe favorire una riduzione dei disturbi comportamentali.

TMO e Sistema Nervoso Autonomo

La modulazione del sistema neurovegetativo potrebbe essere conseguente all’elaborazione di informazioni interocettive derivanti dalle varie tipologie di stimolazione del tessuto da parte del TMO. 

Photographee.eu@adobestock.com

Trattamento Manipolativo Osteopatico e autoimmunità

Le variazioni del profilo immunologico di specifiche citochine circolanti e leucociti potrebbero essere conseguenti alla regolazione vascolare arterovenosa e linfatica derivante dal TMO. Gli effetti del pompaggio linfatico (LPT) sulle funzioni del sistema immunitario e linfatico in modelli animali è relazionabile all’aumento della conta e del flusso dei leucociti.  Le Tecniche di Pompaggio Linfatico sono tecniche osteopatiche utilizzate per aumentare la circolazione linfatica, ridurre edemi e combattere infezioni.  Determinano un aumento del flusso linfatico al fine di eliminare essudato, tossine e batteri, ripulire spazio interstiziale. Sempre nel 2011 Saggio G et al valutano l’impatto del OMT sulla secrezione dei livelli di immunoglobulina A  (slgA levels) su popolazione sotto stress. L’OMT sembra aumentare tali livelli. I risultati suggeriscono quindi che OMT può potenzialmente aumentare le funzioni del sistema immunitario sia nelle persone con stress sia nelle persone in salute. In questo studio vengono utilizzate tecniche di rilascio occipito-atlantoideo, rib raising, e thoracic pump.

Trattamento Manipolativo Osteopatico e modulazione del dolore

È ipotizzabile che il TMO sia in grado di influenzare direttamente il tessuto stimolandone la capacità di automodulazione e indirettamente attraverso la stimolazione del sistema di inibizione del dolore. Non meno importante è l’analisi degli effetti del Gentle Touch condotta da Cerritelli F, e Mc Glone F  (2017) che studia potenziali meccanismi grazie ai quali la stimolazione dei sensi cutanei può esercitare effetti fisiologici e psicologici positivi, promuovendo la crescita e lo sviluppo. Il ”tocco delicato” attiva le fibre C meccanosensitive amieliniche afferenti. Il rilascio di ossitocina, a livello centrale, e di oppioidi endogeni determina una sensazione di rilassamento, benessere, motivazione che può aumentare la reattività del soggetto. Il tocco diventa quindi un canale di comunicazione cruciale per il comportamento umano. Il Centro nazionale per la medicina complementare e alternativa (NCCAM) riferisce che oltre ¾ degli adulti americani usano la CAM per il trattamento della malattia o il mantenimento della salute. Si stima che il 2-50% dei bambini negli Stati Uniti riceve terapie CAM  ed è probabile che questa sia una sottostima. Le pratiche di CAM aggiungono la promozione della salute e il coinvolgimento del paziente in un processo di guarigione che deve infine affrontare la causa sottostante della malattia come interpretata dal medico . Le terapie CAM vengono perseguite per trattare i sintomi principali dell’Autismo, nonché per aumentare l’attenzione, migliorare il rilassamento, diminuire i sintomi gastrointestinali, regolare il sonno e promuovere la salute generale. Ed è su questa direzione che si sono mosse le principali ricerche in ambito osteopatico

In The use of cranio sacral therapy for Autism Spectrum Disorder Vaughan Kratz S. e t al 2016 valutano gli effetti del Trattamento Craniosacrale sul comportamento dei 184 bambini partecipanti allo studio. Sembrano migliorare il comportamento in generale, le funzioni cognitive, la comunicazione, la reazione sensoriale, la socialità e la stabilità emozionale, l’ansia è ridotta. Purtroppo questi studi non sono avvallati da dati scientifici oggettivi ed oggettivabili, ma ci danno lo spunto sui possibili campi applicativi del TMO. L’unico studio ad oggi che ci fornisce dati scientifici  è stato prodotto nel 2013 da Iona Bramati Castellarin per investigare l’influenza del TMO sul sistema gastrointestinale e sul comportamento di bambini autistici in presenza dei seguenti sintomi: 

  • costipazione, diarrea, meteorismo, dolore addominale, mancanza di appetito, gonfiore e vomito;
  • anomali sintomi comportamentali dei piccoli pazienti.

Sono state utilizzate tecniche viscerali (duodeno,valvola ileociecale, sigma).

Si sono osservati una riduzione del vomito e dei parametri della mancanza di appetito. Si è notato inoltre un aumento del contatto oculare.mIl TMO può dunque migliorare i disturbi GI alla luce anche dei cambiamenti dei marker biochimici analizzati prima, durante e dopo il trattamento.

Dal 2016 è partito il progetto “Come dirti che non sto bene?”, supportato dall’Associazione “Come For Children”, che propone in vari centri del Nord Italia trattamenti osteopatici come supporto e integrazione alle cure tradizionali. L’Osteopatia si pone quindi non come rimedio all’autismo ma come mediazione alle difficoltà di comunicazione nei casi di malessere. L’obiettivo è soprattutto quello di ristabilire i parametri fisiologici che risultano alterati nei bambini con Autismo e che possono essere alla base di un’aumento di comportamenti maladattivi. Dall’analisi effettuata su circa 100 soggetti dai 6 ai 30 anni trattati in vari centri sono emersi problematiche comuni.

  • Postura alterata (stereotipie, gestione della postura in condizioni di stress, alterazione della percezione corporea) 
  • Sintomi gastro intestinali (Stipsi, colon irritabile, reflusso gastroesofageo)
  • Disturbi del sonno
  • Bruxismo
  • Iperattività

Molti di questi sintomi sono associati tra di loro.

Dalle schede di valutazioni dei comportamenti maladattivi consegnate ai genitori è emersa una diminuzione degli stessi correlati ad una diminuzione dei sintomi presenti. Il miglioramenti soprattutto a carico del sistema Gastroenterico ( in particolar modo della stipsi) ha portato ad un miglioramento dei comportamenti maladattivi:

  • miglioramento nella collaborazione
  • miglioramento aggressività e autolesionismo
  • miglioramento ansia
  • miglioramento nell’addormentamento

Difficoltà:  

  • Difficoltà a farsi trattare nei primi 2-3 trattamenti
  • Valutazione posturale
  • Raccolta dati e interviste ai genitori 
  • All’inizio diversa percezione del problema da parte della mamma e del papa’

Conquiste: 

  • Entrare in “comunicazione” con i bambini trattati
  • Approccio manuale: riuscire quasi sempre a toccare i pazienti
  • Decubito supino
  • Rilassamento durante il trattamento
  • Manifestazione di gioia nel riconoscere l’operatore

L’eterogeneità dei soggetti e delle situazioni non ha permesso una raccolta dati statisticamente rilevante e un oggettivabile riscontro clinico. Tuttavia la percezione di portare miglioramenti alla qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie è stata innegabile. In considerazione della prevalenza e della rilevanza clinica delle questioni descritte, è importante che in ambito scientifico venga proseguita la ricerca per fornire nuove evidenze.  Tra gli interventi non farmacologici e privi di effetti collaterali, appare assai interessante la possibilità di ricorrere a tecniche di manipolazione osteopatica. Alla luce di quanto detto finora, l’Osteopatia potrebbe quindi diventare parte integrante di una “care” a 360° del bambino autistico.

Chi è Raffaella Sala?

Raffaella Sala DO

Raffaella Sala, specializzata in Osteopatia Pediatrica e della Gravidanza. Responsabile IOCC (Italian Osteopatic Center for Children). Docente di Osteopatia Craniosacrale e Pediatrica presso ICOM.

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