venerdì 1 Marzo 2024

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Il ruolo della nutrizione nel trattamento della malattia neoplastica

L'importanza di un'adeguata nutrizione nella prevenzione e nella cura dei tumori

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Il ruolo della nutrizione nel trattamento della malattia neoplastica. Le neoplasie maligne rappresentano la seconda causa di morte a livello mondiale. Nonostante lo sviluppo scientifico l’incidenza è in continuo aumento e si ritiene possa raddoppiare entro il 2030. Ogni giorno in Italia si scoprono circa 1.000 nuovi casi di cancro. Al 1 gennaio 2022, gli Italiani colpiti da cancro sono stati stimati in circa 3 milioni. Un importante indicatore di esito in Oncologia è la sopravvivenza libera da malattia a 5 anni. L’ultima rilevazione presentata in Italia si riferisce al 2020, indica una sopravvivenza a 5 anni del 59% per i maschi e del 65% per le donne, in netto miglioramento rispetto al triennio precedente. Su questi risultati positivi complessivi hanno influito i miglioramenti di prognosi verificatisi per alcune sedi tumorali molto frequenti: il carcinoma del colon-retto in entrambi i sessi, il carcinoma della mammella nelle donne e il carcinoma della prostata negli uomini.

Come per la maggior parte delle patologie cronico-degenerative, anche per le neoplasie le cause sono sia genetiche che ambientali, con una netta preponderanza di queste ultime. In particolare si ritiene che il cibo incida per circa il 35% nell’eziologia della malattia neoplastica, seguito dal tabagismo (30%), dall’eredità (10%).

Il CUP, (progetto di aggiornamento continuo ) è un programma in corso per analizzare la ricerca mondiale su come la nutrizione, l’attività fisica ed il peso corporeo influenzano il rischio di neoplasie e la relativa sopravvivenza.Tra gli esperti di tutto il mondo è una risorsa scientifica affidabile e autorevole, che sostiene le attuali linee guida e la politica di salute pubblica sulla prevenzione del cancro in tutto il mondo.

Il ruolo della nutrizione nel trattamento della malattia neoplastica: i cibi da evitare

Secondo l’ultimo Report rilasciato dal CUP almeno 1 neoplasia maligna su 3 può essere prevenuta attraverso una corretta scelta dei cibi, un mantenimento di un salutare peso corporeo e l’esecuzione di regolare attività fisica.

Gli studi scientifici accettati dal CUP indicano che i principali alimenti implicati nella genesi delle neoplasie maligne sono i cibi conservati in salamoia, la carne processata o rossa in determinate quantità giornaliere (processata 50 gr/die, rossa 100gr/die), pesce preparato alla cantonese, tutti gli alimenti che incrementano repentinamente e stabilmente i livelli di glicemia ed insulinemia (zuccheri semplici, merendine, preparati con zuccheri aggiunti, ecc.), abuso di supplementi di carotene e di consumo di mate e di alcool.

I cibi da prediligere

Viceversa cibi per i quali il CUP ritiene esistano evidenze di azione protettiva verso lo sviluppo del cancro sarebbero i vegetali non amidacei, la frutta, il caffè e soprattutto la pratica, purtroppo sempre più in diminuzione, di un adeguato allattamento al seno materno.

Il ruolo della nutrizione nel trattamento della malattia neoplastica

I pazienti oncologici risultano essere quelli che presentano più frequentemente problemi nutrizionali, anche in fasi di malattia estremamente precoci, come subito dopo un intervento chirurgico attuato con intento radicale e, quindi, in assenza di metastasi. Tra i pazienti neoplastici che perdono peso corporeo, il 20-30% muore per le conseguenze dirette ed indirette della malnutrizione perché evolvono in cachessia neoplastica.

L’80% dei pazienti con neoplasia del tratto gastrointestinale superiore ed il 60% di quelli con neoplasia polmonare presentano perdita di peso già al momento della diagnosi. La consapevolezza della prevalenza e delle conseguenze negative della malnutrizione nel malato oncologico è ancora molto scarsa sia tra gli operatori sanitari sia tra i pazienti. Un corretto e consapevole impiego delle conoscenze e delle tecniche relative a un’adeguata nutrizione in oncologia avrebbe una ricaduta positiva, con un favorevole impatto sugli esiti e sulla qualità di vita e sulla spesa sanitaria.

Il paziente oncologico deve essere considerato un paziente a rischio nutrizionale. Entro 48 ore dal ricovero in struttura ospedaliera o comunque nelle more dell’acquisizione della diagnosi di malattia neoplastica, il paziente dovrebbe essere sottoposto a screening nutrizionale (es. SGA Subjective Global Assessment ) che se positivo dovrà essere seguito da visita per valutazione dello stato nutrizionale, con successivo piano alimentare personalizzato.

Il ruolo della nutrizione nel trattamento della malattia neoplastica
Robert Kneschke – stock.adobe.com

L’inquadramento nutrizionale del paziente oncologico risulta indispensabile nel tentativo del mantenimento di un accettabile stato nutrizionale, sia nel paziente che riesce a nutrirsi per via orale che in quelli in parziale o totale nutrizione artificiale. Da un punto di vista pratico, l’analisi alimentare deve prevedere primariamente lo studio del bilancio energetico in termini di calorie (1,5 volte spesa energetica a riposo REE). Le linee-guida AIOM riportano una necessità energetica giornaliera di 30-35 kcal per ogni chilogrammo di peso, ma è raccomandabile una puntuale valutazione della REE.

Tali informazioni danno la possibilità di intervento nutrizionale diretto con la redazione di correttivi dietetici sia in forma di consigli specifici, sia sotto forma di piano nutrizionale personalizzato e mirato. La specificità del piano nutrizionale sarà fortemente influenzata dalla tipologia e dalla sede nella neoplasia e dell’eventuale pregresso trattamento terapeutico (chirurgia, chemioterapia, radioterapia).

Il ruolo della nutrizione nel trattamento della malattia neoplastica: i piani nutrizionali

Esistono inoltre accorgimenti nutrizionali specifici, per alleviare i momentanei ma fastidiosi effetti collaterali che insorgono in corso di chemio e radioterapie. I Piani Nutrizionali proposti e utilizzati in corso di malattia neoplastica sono molteplici: dalla dieta mediterranea, alla dieta chetogenica, al digiuno intermittente, alla mima-digiuno ecc. La scelta della strategia nutrizionale più adeguata dipende dallo stadio di patologia, dalle condizioni cliniche del paziente e dalla sua compliance, nonché dalla preparazione, dalla formazione e dall’esperienza del Medico Nutrizionista. In tutti i casi gli obiettivi di una moderna nutrizione oncologica sono quelli di tenere sotto controllo i livelli di glicemia e insulinemia, ridurre i fenomeni infiammatori e la produzione di fattori di crescita tumorali.

Le linee guida dell’AIOM, e anche quelle dell’ AIRC, sull’alimentazione del paziente neoplastico, pongono l’accento sull’alimentazione come terapia di supporto , soprattutto in termini di preparazione e presentazione del cibo, in particolare durante chemio e radioterapia.

Nel caso dell’Oncologia Integrata invece, partendo da alcuni studi osservazionali ancora in fase di definitiva validazione, si individuano dei cibi ritenuti concause nella genesi della neoplasia, quali carni, latte e latticini, cereali raffinati, contenitori di poliammine ecc., e che dunque vengono esclusi e/o ridotti dal piano nutrizionale per evitare pericoli di recidive. Inoltre si individuano dei cibi (broccolo, rafano, ecc.) erbe aromatiche (salvia, rosmarino,timo ecc.), nutraceutici e/o fitointegratori (curcuma, aloe, inositolo, resveratrolo, thè verde, emodina, polidatina, gingerolo ecc.) che si ritiene possano potenziare l’azione di chemio-radioterapia, rispetto ad altri ritenuti controindicati (pompelmo, aglio, ecc.).

L’auspicio è che per il prossimo futuro si possano acquisire ulteriori dati scientifici per poter consolidare il ruolo della Nutrizione nella Terapia Multidisciplinare della Malattia Neoplastica, garantendo ai pazienti non solo una più lunga sopravvivenza ma soprattutto una migliore qualità di vita.

Il Dottor Luigi Coppola

Dottor Luigi Coppola
Il dottor Luigi Coppola

Il Dottor Luigi Coppola è, dal gennaio 2017, Dirigente Medico I.P. Dipartimentale di Alta Specialità “Nutrizione e Dietetica – Medicine Complementari” presso l’Azienda Ospedaliera “G.Rummo” di Benevento.

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