lunedì 17 Giugno 2024

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La malattia renale cronica colpisce 4,5 milioni di italiani. Scarsa la consapevolezza: una persona su due non sa chi sia lo specialista dei reni

I dati dell'indagine AstraRicerche per la Società Italiana di Nefrologia

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La malattia renale cronica colpisce 4,5 milioni di italiani. Scarsa la consapevolezza: una persona su due non sa chi sia lo specialista dei reni. Sette italiani su dieci non si sono mai sottoposti a visite specialistiche per il controllo dei reni. E solo il 12,3% dei nostri connazionali si è sottoposto a una visita specialista ai reni negli ultimi 3 anni. Eppure, in Italia, sono quasi 4 milioni e mezzo le persone colpite da malattie a reni, spesso in una fase già avanzata della malattia stessa. Ancora più preoccupanti le percentuali relative alla popolazione adulta nel mondo: 10% il numero delle persone colpita da malattia renale cronica; dati, questi, che paiono destinati a peggiorare in ragione dell’invecchiamento della popolazione e anche dei cambiamenti climatici, elementi che incidono in misura profonda sulla salute del rene.

I dati emergono da un’indagine di AstraRicerche per la Società Italiana di Nefrologia su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta.

La malattia renale cronica colpisce 4,5 milioni di italiani. I dati della ricerca.

Secondo l’indagine, presentata oggi alla stampa, il 46% degli italiani ammette di non sapere chi sia lo specialista dei reni. Tra quelli che pensano di saperlo, il 20% ritiene erroneamente che si tratti dell’urologo. Solo una persona su 7 (13.4%) pensa di sapere cos’è la malattia renale cronica, mentre il 48,8% della popolazione ammette di averla solo sentita nominare ma di non sapere cosa sia. Il 38.2% degli intervistati, infine, sostiene di non averla proprio sentita nominare.

“Questo dato –spiega Piergiorgio Messa, Presidente della Società Italiana di Nefrologia, già Direttore di Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale – Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano- è in linea con quello del ritardo diagnostico che si registra per la malattia renale cronica, per cui è evidente che ci si preoccupa della salute dei reni non in un’ottica di prevenzione o di intervento precoce, ma quando ormai la malattia è in uno stadio avanzato tale da richiedere la dialisi o il trapianto. Le malattie renali danno raramente segnali chiari e riconoscibili, e per questo vengono spesso scoperte per caso, in fase ormai avanzata, in occasione di esami svolti per altri motivi”.

Un livello di consapevolezza inversamente proporzionale ai numeri della malattia renale cronica. Se si parla di familiarità con le malattie renali, infatti, il 21% del campione sostiene di avere avuto o avere una malattia renale, mentre il 42,3% afferma che è capitato a uno o più parenti. Attualmente il 4,4% degli intervistati dichiara di avere una malattia ai reni, e il 9,2% afferma che la malattia ai reni colpisce i propri parenti.

“Ci aspettiamo -spiega Messa- un’ulteriore impennata delle diagnosi di malattia renale cronica nei prossimi mesi quale effetto rebound dello stop che hanno subito le visite specialistiche. Un aumento del carico di lavoro che in questo momento graverebbe eccessivamente sui centri di nefrologia che, tra l’altro, vedono ridursi sempre di più il numero di nefrologi in attività. Peraltro, sebbene, grazie alla diffusa politica vaccinale, la morbidità e mortalità da Covid-19 si siano ridotte anche nei pazienti con malattie renali, pazienti fragili nei quali la malattia da Coronavirus era stata associata ad una mortalità 8/10 volte superiore a quella media della popolazione italiana – il persistere comunque della diffusione della malattia non si è accompagnato ad una semplificazione dei processi in termini organizzativi e in termini di impiego delle risorse umane, a causa della necessità di mantenere percorsi separati per l’accesso e la permanenza dei pazienti nei centri dialisi (positivi al SARS-CoV-2, negativi o contatti di positivi). Ciò si traduce in un carico insostenibile sul personale sanitario già impegnato costantemente su più fronti”.

10 marzo 2022: Giornata Mondiale del Rene

In occasione della Giornata Mondiale del Rene che si tiene in tutto il mondo il 10 marzo 2022, sono molte le iniziative promosse congiuntamente dalla Società Italiana di Nefrologia e dalla Fondazione Italiana del Rene, nella direzione di sensibilizzare la popolazione a sottoporsi ai controlli con regolarità.

“In linea con il tema della Giornata Mondiale del Rene 2022” –spiega Massimo Morosetti, Presidente FIR – Fondazione Italiana del Rene, Direttore UOC Nefrologia e Dialisi, Ospedale Giovan Battista Grassi di Roma– lavoriamo in sinergiaa con la Società Italiana di Nefrologia per fare luce sulla malattia renale cronica, promuovere una maggiore informazione e sensibilizzare la popolazione verso una maggiore consapevolezza sulla malattia renale e su comportamenti e stili di vita corretti che siano il preludio di diagnosi più precoci e trattamenti tempestivi. A tale scopo abbiamo avviato congiuntamente una campagna di sensibilizzazione che prevede una serie di iniziative dedicate. Nonostante il momento critico dovuto alla pandemia e alle vicende che stanno sconvolgendo il mondo intero, vogliamo porre l’attenzione sulle malattie renali che interessano una così vasta parte della popolazione”.

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