giovedì 23 Maggio 2024

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La prima visita dall’osteopata. Incontro con Andrea Ghedina

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Rivolgersi a un professionista è sempre un’esperienza interessante. Vale anche per chi si affaccia dall’osteopata, e si appresta ad affrontare un percorso fatto di incontri, dialoghi, e terapie manuali verso il ritrovato benessere. Le scoperte sono tante per chi si misura con questo sistema consolidato di assistenza alla salute per la prima volta. Ad introdurci nel mondo dell’osteopatia è il dottor Andrea Ghedina, osteopata di lunga esperienza, attivo a Bolzano, con un ricco percorso formativo alle spalle in Italia e all’estero. Riportiamo l’intervista rilasciata da Ghedina al periodico Osteopatia Magazine.
Ghedina per raccontare che cosa accade nella prima visita dall’osteopata parte dalle primissime mosse: “Innanzitutto si fissa un appuntamento, via telefono o via mail. Difficilmente, infatti, si può trovare spazio per un incontro, quando qualcuno arriva in studio senza preavviso”. Quindi, una volta varcata la soglia dello studio, ecco che inizia la visita vera e propria. “Sbrigate le pratiche amministrative in cui vengono registrati i dati del paziente, inizia una fase fondamentale: il colloquio.
L’anamnesi
“La prima cosa, e la più importante, è capire se la persona che si è rivolta a noi sia arrivata nelle mani dello specialista giusto. O piuttosto abbia bisogno dell’assistenza di un altro professionista sanitario: un ortopedico, un neurologo, un fisioterapista, per esempio. In questo caso indirizziamo il paziente verso quello che ci sembra l’approccio curativo più adatto. Altrimenti, se ci troviamo di fronte a un problema che ha bisogno di una terapia osteopatica, procediamo. In altre parole, si tratta di capire se il problema è di natura medica, e quindi ha bisogno di speciali interventi anche farmacologici, oppure se la questione è di natura funzionale – e quindi si può risolvere stimolando manualmente il corretto funzionamento di parti del corpo”, spiega Ghedina. Attraverso una griglia di domande consolidate, l’osteopata inquadra il problema. Si svolge insomma quello che in linguaggio scientifico si chiama l’anamnesi, ovvero la raccolta di informazioni sullo stato di salute del paziente, sulla sua storia recente e remota, sulle malattie in famiglia, sui traumi fisici subiti in passato e sulle eventuali cure già affrontate.
I test
La visita continua. La persona viene fatta svestire e l’osteopata intraprende i suoi test: esamina la colonna vertebrale, la postura, la capacità di movimento. Vengono studiati muscoli, fasce, addome, e le diverse regioni del corpo. A questo punto si iniziano a leggere i vari segni e si procede nel capire qual è la relazione fra di loro. “La maggior parte dei casi che affronto riguarda persone con problemi alla schiena. Poi c’è chi ha subito un trauma alla caviglia, al ginocchio, chi soffre di dolori lombari, cefalea, problemi alla digestione, di regolarità del ciclo, e così via. Come noto, l’osteopatia può intervenire in vari ambiti – spiega Andrea Ghedina – Coi nostri test decifriamo le relazioni fra questi problemi funzionali e tutto il resto del corpo”. Se un paziente per esempio ha un problema alla caviglia, l’osteopata oltre alla zona dove nasce il problema, studia tutto il resto del corpo, per vedere come la struttura generale del fisico risente di questo dolore e di come forse, ha contribuito a generarlo. Quindi si fanno test sugli arti, sul bacino, al cranio, sul torace, per capire che cosa è successo in relazione al dolore della caviglia. Continua Andrea Ghedina: “Osserviamo il paziente per trovare all’interno del suo corpo quali sono i punti che, se stimolati, possono produrre dei meccanismi di autoregolazione che imprimono una modifica a tutta la struttura del corpo e lo portano in direzione della guarigione. Nel nostro fisico tutto è interdipendente. Perché se modifico un impedimento alla funzione di una parte del corpo, che sia la colonna vertebrale oppure una struttura appartenente ai visceri toracici o addominali, poi produco una ricaduta positiva su tutta la sua struttura e su tutto il funzionamento del corpo”.
Le cure
Esaminati quindi tutti i segni iscritti sul nostro corpo, ecco che inizia la terapia. “Andiamo a trattare le anormalità attraverso un trattamento manipolativo appropriato alle zone in disfunzione. Non è detto che si intervenga direttamente dove il dolore nasce. L’osteopatia considera il corpo umano come un’unica struttura. Quindi può capitare di intervenire in aree lontane, sbloccarle, in modo da avere effetti positivi sulla parte dove si accusa il disturbo. Attraverso un intervento manuale che conta varie tecniche di approccio, si lavora sulle articolazioni, per esempio, al fine di sciogliere alcuni nodi e sbloccare dei problemi”. Ogni caso è a sé, spiega Ghedina. Perché ci sono problemi che si presentano come complessi e invece sono relativamente semplici da risolvere, ed altri che sembrano semplici, ma, al contrario, hanno poi bisogno di qualche attenzione in più. I pazienti sono di tutte le età, dall’inizio della vita fino alla più tarda età. “Il numero di sedute è variabile a seconda del motivo di consultazione, dello stato della persona e di quello che effettivamente si riscontra. Personalmente non ne faccio meno di due; la seconda mi occorre per verificare se con la prima seduta è stato tutto risolto. L’incontro di feedback è un passaggio che va comunque fatto. Poi, durante le cure osteopatiche vengono dispensati anche dei consigli. Si possono dare ai pazienti delle indicazioni su come avere una condotta di vita migliore nella quotidianità. E così indichiamo le posizioni da tenere mentre si è al lavoro, quale postura adottare. Che esercizi fisici fare, quale alimentazione in linea generale tenere. Un altro consiglio è lavorare sulla respirazione, il rilassamento, per alleggerire la pressione dello stress esterno. In caso di specifiche necessità, vien da sé che il paziente verrà indirizzato ad un professionista esperto in scienze motorie, ad un fisioterapista, a un nutrizionista, a un dietologo o a un altro esperto appropriato”. Le sedute hanno una durata che va dalla mezz’ora all’ora circa.
Il professionista
I costi ad incontro sono molto variabili: la parcella media, con un professionista, va dalle 50 alle 100 euro ad incontro. Ma molto dipende dal profilo personale dello specialista. Andrea Ghedina racconta il suo: “Sono uscito nel ’99 dalla Scuola osteopatica CERDO, una delle prime in Italia, poi ho seguito vari corsi di aggiornamento e ho insegnato per circa sette anni allo EIOM, l’European Institute for Osteopathic Medicine. Ho conseguito il titolo di osteopata in Francia e poi ho ottenuto nel 2016 anche il titolo di Master of Science in Osteopathy, equivalente ad una laurea magistrale in Germania, all’Università di Dresda”. Oggi lavora a Bolzano e oltre che dei propri pazienti si occupa anche di formazione per i colleghi osteopati in ambito cardiovascolare e di ricerca, grazie alla Come (Centre for Osteopathic Medicine) Collaboration Onlus, di cui è responsabile per il Trentino Alto Adige.

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