lunedì 17 Giugno 2024

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L’importanza dell’osteopatia per riprendersi da un infortunio. L’intervista alla dottoressa Felicia Di Bari

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Che si pratichi uno sport saltuariamente o che lo si faccia ad alti livelli, riprendersi da un infortunio non è mai un percorso univoco e uguale per tutti. Servono una serie di ingredienti, come la costanza, la tenacia e la collaborazione, fattore fondamentale quest’ultima tra il paziente e l’equipe di professionisti a cui l’infortunato ha deciso di rivolgersi. Un apporto significativo per recuperare in maniera graduale e mirata è dato dall’osteopatia. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Felicia Di Bari, con studio a Roma e Fabrica di Roma.

Come si recupera dopo un infortunio? Ci sono traumi più frequenti di altri?

A fare la differenza, nel recupero da un infortunio, non è tanto la distinzione tra sport amatoriale e sport agonistico, quanto il professionismo stesso. L’atleta professionista infatti ha, per il recupero, un tempo esclusivo e totalizzante e può contare sulla presenza costante di un’equipe di specialisti. I fattori che incidono maggiormente sono il tempo, la costanza, la volontà dell’atleta e la collaborazione tra allenatore, preparatore atletico, fisioterapista, osteopata e medico. Ciò premesso, la tipologia degli infortuni va sempre correlata al tipo di sport praticato. Nelle discipline da contatto, i traumi cranici hanno un’incidenza maggiore; tra i saltatori un punto debole è il ginocchio (jumper knee), nella pallanuoto la lesione della cuffia dei rotatori, nel calcio le contusioni a carico degli arti inferiori e nel tennis l’epicondilite, il cosiddetto “gomito del tennista”.

Come può l’osteopata intervenire nel post trauma ed evitare eventuali ricadute?

Esistono infortuni da sovraccarico funzionale e infortuni di natura traumatica e, in entrambi i casi, l’osteopata può intervenire. Una errata convinzione è che in fase acuta non bisogna farsi manipolare dall’osteopata e questa falsa credenza è spesso collegata all’immaginario collettivo che si ha dell’osteopata come “scrocchia ossa”. Ebbene, potrebbe essere una sorpresa scoprire l’esistenza di tecniche fasciali che si dimostrano efficaci e non dolorose anche nelle fasi acute del trauma. L’approccio osteopatico è olistico e si basa sul sistema fasciale ovvero una rete di continuità e connessione che avvolge ossa, tendini e visceri diramandosi dall’occipite per poi avvolgere faringe, laringe, esofago in direzione del pavimento pelvico e altre parti del corpo. Questa rete ingloba il passaggio del sistema vascolare, linfatico e nervoso che rende possibile il lavoro dell’osteopatia anche in fase acuta del trauma senza causare dolore. Gli infortuni da sovraccarico negli sportivi sono per definizione un problema funzionale causato dalla ripetizione eccessiva (intensità) e continua (frequenza) nel tempo di alcuni gesti sportivi. Proprio in questo ambito si deve collocare la figura dell’osteopata a livello preventivo, con lo scopo di ridurre l’incidenza di traumi da sovraccarico ed eventuali ricadute. Una moto che partecipa al motomondiale non potrebbe vincere o effettuare più giri senza una messa a punto, in tal senso l’osteopata è il meccanico che si occupa dell’equilibratura e del tagliando della macchina umana.

Quali sono le discipline che mettono a maggiore rischio l’atleta?

Sicuramente quegli sport in cui i traumi da contatto hanno una componente preponderante e quindi il trauma acuto è l’insidia più minacciosa, ma non si deve sottovalutare l’eccesso di allenamento, tipico del professionismo che potrebbe determinare un’usura delle cartilagini articolari o altri problemi che si presenteranno solo con il tempo.

Ci sono sport che traggono maggiori benefici dal trattamento osteopatico?

In assoluto, tutti gli sport traggono benefici dai trattamenti osteopatici. In questa professione, l’osteopata non guarisce, ma il suo ruolo è quello di favorire la capacità innata del corpo di autoguarigione.

E negli sportivi, questa capacità è più sviluppata rispetto alle persone che non si dedicano ad alcuna disciplina?

Nella pratica clinica, ho potuto constatare che negli atleti la forza intrinseca di autoguarigione è più elevata rispetto ai non atleti, motivo per cui i risultati dei trattamenti osteopatici sono più immediati e visibili. Lo sportivo è un combattente e questa capacità ha sicuramente una base motivazionale e psicologica oltre che energetica. Inoltre, nell’atleta si ottengono maggiori risultati perché, nell’esecuzione di specifiche tecniche miotensive che richiedono la collaborazione attiva del paziente, egli presenta una spiccata propriocettività ed è in grado di rispondere in modo più preciso al trattamento.

Andiamo nello specifico. Nel caso di un calciatore professionista che si allena anche due volte al giorno, c’è un approccio specifico per prevenire gli infortuni? E invece per un runner che corre almeno due volte a settimana qual è il protocollo da seguire?

Un principio dell’osteopatia è che la struttura anatomica determina la funzione e la funzione induce la struttura. Il lavoro dell’osteopata svolto con il calciatore sarà diverso da quello svolto con il maratoneta perché prenderà in considerazione catene fasciali funzionali diverse. In osteopatia, non esistono protocolli preimpostati validi per tutti ma esistono trattamenti che prendono in considerazione di volta in volta e in modo personalizzato il paziente che si presenta in studio.

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