giovedì 23 Maggio 2024

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Malattie del fegato correlate all’abuso di alcol: la terapia farmacologica riduce il tasso di mortalità

I dati di uno studio presentato al congresso annuale dell'ACG American Collage of Gastroenterology e pubblicato sul Journal of Hepatology.

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Malattie del fegato correlato all’abuso di alcol: la terapia farmacologica riduce il tasso di mortalità. Uno studio presentato al congresso annuale dell’ACG American Collage of Gastroenterology, pubblicato sul Journal of Hepatology, evidenzia come i trattamenti farmacologici del disturbo da uso di alcol migliorino l’esito di mortalità nei pazienti con malattia epatica associata all’alcol stesso.

Patrick Twohig, gastroenterologo ed epatologo presso l’Università del Nebraska Medical Center, riferisce che lo studio “ha rilevato che questi farmaci sono sottoutilizzati. Il loro utilizzo – prosegue Twohig – abbassa la mortalità nei pazienti ricoverati con malattia epatica associata all’alcol; per tale motivo sono necessari ulteriori studi per cercare di aumentare l’utilizzo di questi farmaci”, conclude l’epatologo.

In passato, uno studio aveva già individuato nella combinazione tra interventi psicosociali, terapia farmacologica e gestione medica la strategia più efficace per i pazienti con Disturbo da Uso di Alcol (AUD).

Il nuovo studio ha incluso 115 pazienti, un terzo dei quali uomini. L’età media del campione coinvolto è di 51,7 anni. Tutti i pazienti erano già stati ricoverati per AUD e ALD nel periodo 2018-2020 presso il Nebraska Medical Center. A 24 dei 115 pazienti sono stati prescritti farmaci per l’AUD, tra cui acamprosato, naltrexone orale, baclofen, naltrexone IM e disulfiram. Nei pazienti a cui è stato prescritto il trattamento medico per l’AUD si è registrato un tasso di mortalità a 1 anno più basso del 4,2% rispetto al 20,9% per i pazienti a cui non è stata prescritta terapia medica.

Twohig aggiunge: “I nostri risultati sono coerenti con studi precedenti che hanno dimostrato che queste terapie mediche per il disturbo da uso di alcol sono sottoutilizzate, ma che sono efficaci nel ridurre la mortalità”.

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