martedì 23 Aprile 2024

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Nuoto sincronizzato: l’importanza dell’osteopatia, ne parliamo con Giorgio Minisini

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Ventuno anni, un oro mondiale, tre argenti, due bronzi e la voglia di continuare a stupire in acqua. È giovanissimo, ma già un campione Giorgio Minisini, il sincronetto romano del gruppo sportivo delle Fiamme Oro della Polizia di Stato che lo scorso anno, assieme alla sua collega Manila Flamini, ha portato l’Italia sul tetto del mondo con “A Scream from Lampedusa”, un esercizio sul tema della tragedia dei migranti (programma tecnico duo misto) che per la prima volta in assoluto ha fatto risuonare l’inno di Mameli in una piscina di nuoto sincronizzato. Era il 17 luglio 2017, Budapest. Un sogno avverato, un desiderio che si fa leggenda. Dietro i traguardi di Giorgio ci sono un mix di costanza, sforzo, sacrificio. E un piccolo aiuto fornito dall’osteopatia. Riportiamo l’intervista che Minisini ha rilasciato al periodico Osteopatia Magazine.

Quando ti sei avvicinato per la prima volta all’osteopatia?

Era febbraio 2016 (dopo tre mesi erano in programma gli Europei di Londra, ndr) e mi rivolsi a un professionista per un problema alla schiena per cui dovetti stare fermo due settimane. Verso la fine di quell’anno, ho avuto un altro disturbo, relativo all’adduttore della coscia, e in quell’occasione mi sono fatto trattare. I miglioramenti si sono visti già dopo la terza seduta. Ero già pronto per tornare in vasca. Il segreto è nella costanza e soprattutto lavorare bene sui movimenti eseguiti sia in acqua che in palestra.

Ti fai trattare regolarmente?

Diciamo che mi rivolgo a dei professionisti quando insorgono degli infortuni. A quel punto mi affido sia all’osteopata che al fisioterapista, cerco sempre un approccio completo per superare i fastidi.

Quali sono i disturbi più frequenti per un atleta del tuo calibro, portato a muovere quasi tutti i muscoli durante gli esercizi in acqua?

Un punto debole è il flessore della coscia, perché noi sincronetti lavoriamo molto velocemente, a gambe tese e in chiusura. Poi, possiamo riscontrare dei problemi alle spalle e alla schiena, a causa degli sforzi in acqua e del lavoro con i pesi in palestra.

Qual è il tuo allenamento tipo?

Nei periodi sotto gara, per esempio in previsione del Mondiale di Budapest, iniziavo alle 7 e 30 fino alle 14, lavorando sia sul fisico che sul fiato che sulla perfezione del movimento. Dopo la pausa pranzo si riprendeva dalle 15 fino alle 18. Ci sono esercizi in vasca e in palestra. Un lavoro immane per poi portare in gara un esercizio di due/tre minuti che, in termini di fatica, valgono un giorno di training. Sono allenamenti lunghi per cui testa e fisico devono essere preparati al massimo, altrimenti si crolla. Proprio per questo è importante sviluppare un proprio equilibrio.

Ci sono parole per descrivere l’emozione di vincere per la prima volta un Mondiale?

È stato un momento davvero particolare, soprattutto perché nella nostra disciplina le classifiche non cambiano quasi mai. In quel Mondiale siamo partiti sfavoriti, ma non ci siamo mai detti che era impossibile vincere. È stato un susseguirsi di emozioni fino alla fine. Quando abbiamo vinto è stato un delirio.

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