giovedì 25 Aprile 2024

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Osteopatia e vertigini: intervista all’osteopata Daniele Cinacchi

La vertigine è una distorsione della percezione sensoriale le cui cause possono essere molteplici. E proprio per il mondo che si apre attorno ai fenomeni vertiginosi, il disturbo può essere affrontato da più specializzazioni sanitarie. Tra queste c’è l’osteopatia che può dare un contributo fondamentale.

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La vertigine è una distorsione della percezione sensoriale le cui cause possono essere molteplici. E proprio per il mondo che si apre attorno ai fenomeni vertiginosi, il disturbo può essere affrontato da più specializzazioni sanitarie. Tra queste c’è l’osteopatia che può dare un contributo fondamentale per trattare le problematiche derivate dalle vertigini. Riportiamo l’intervista che Daniele Cinacchi, dal 2011 docente di Osteopatia Clinica e Integrata al TCIO, Take Care Istituto Osteopatico, di Milano, ha rilasciato al periodico Osteopatia Magazine.

Cosa sono e quali sono le cause che si celano dietro le stesse? E le conseguenze?

Possiamo dividere le vertigini in due categorie. Ci sono quelle oggettive, dove si sviluppa la sensazione di rotazione dell’ambiente rispetto al soggetto, e quelle soggettive. In quest’ultimo caso, è il soggetto che ruota rispetto a sé e all’ambiente che lo circonda. Per quanto riguarda le cause, ci sono molti fattori che entrano in gioco nel fenomeno vertiginoso. Innanzitutto, per capirne l’origine è necessario comprendere come in realtà le vertigini siano il risultato e l’espressione di un’alterazione sistemica, cioè considerarle un sintomo e non una malattia. Capire, quindi, quali sono gli elementi coinvolti può darci indicazioni sul loro inquadramento e trattamento. Per far questo bisogna partire da alcune considerazioni di base sul concetto di equilibrio, definito come un corretto mantenimento della postura in condizioni statiche e dinamiche. L’equilibrio si basa su tre sistemi integrati fra loro: c’è quello visivo, propriocettivo e vestibolare. Le informazioni di questi tre sistemi sono tutte integrate in alcune aree del cervello chiamate nuclei vestibolari, posizionati nel tronco encefalico. Quindi informazioni dall’orecchio sui cambiamenti di posizione e accelerazione del capo, informazioni visive e dei muscoli oculari, informazioni dai muscoli, tendini e articolazioni del corpo vengono utilizzate per muoverci nello spazio ed espletare tutte le funzioni che la vita ci richiede. A tutto ciò va aggiunta l’interazione del cervelletto, che coordina la sincronizzazione del movimento corporeo, tutta sfera psichica in grado di alterare la percezione e l’approccio con lo spazio, come per esempio nelle vertigini di origine fobica, ed infine le informazioni che derivano dalla bocca e della masticazione, in grado tramite delle vie neurologiche specifiche di alterare lo stato posturale. Quando qualcosa non “funziona” o riporta informazioni alterate, ecco che possono scatenarsi le vertigini. Chiaramente le caratteristiche in termini di insorgenza, qualità, durata dipendono dalle alterazioni coinvolte. Il primo step è ovviamente quello di includere o escludere lesioni anatomiche, patologie o infezioni. Essendo cosi multifattoriale e quindi difficile da affrontare in maniera monodisciplinare, spesso e volentieri il fenomeno vertiginoso provoca nel paziente una sensazione di totale incomprensione del problema, quindi di impotenza e di sfiducia nei confronti delle terapie classiche.

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Esiste un rapporto diretto, ad esempio, tra vertigini-cervicale-mal di testa? Se sì, quale?

Assolutamente si. Questi tre fenomeni possono essere intimamente correlati, espressione e causa l’uno dell’altro. Spesso cervicalgie croniche possono portare a cefalee muscolo-tensive, nausea e vertigini. Ma anche vertigini causate, per esempio, da un’alterazione funzionale del vestibolo possono creare tensioni cervicali e di conseguenza mal di testa. Così come un deficit vascolare, come per esempio quello dell’arteria vertebro-basilare – indotto da un problema cervicale alto come nel caso di un incidente stradale con conseguente colpo di frusta – può portare a un minor afflusso sanguigno al vestibolo, quindi causare vertigine e mal di testa. I casi sono veramente molti, la sensibilità e la pazienza del terapeuta possono aiutare a comprendere le relazioni tra tutti questi fenomeni.

In che modo si inserisce l’osteopatia nel trattamento dei disturbi che derivano dalle vertigini?

Solitamente, i pazienti arrivano dall’osteopata dopo essere passati attraverso visite ed esami otorinolaringoiatrici, ma senza aver avuto benefici dall’assunzione di farmaci e/o manovre correttive. Per la maggior parte arrivano da iniziativa personale e meno da indicazione diretta dell’otorino. Il ruolo dell’osteopata non diventa solo e soltanto un ultimo “disperato” tentativo di cura delle vertigini, ma la possibilità di capire quali alterazioni sono coinvolte e come queste si manifestano nella fisiologia corporea: si pensi alle alterazioni muscolari, a rigidità articolari, a stanchezza visiva, dolori e click mandibolari, ma anche al mal di testa e nausea che spesso accompagnano le vertigini. L’osteopatia si inserisce in primis in termini differenziali. Si utilizzano test che coinvolgono tutti i distretti e viene eseguita un’attenta valutazione di segni e sintomi che emergono da essi. Si possono eseguire test di equilibrio, test neurologici di sensibilità e forza, test di occlusione, test di motricità visiva, test per evidenziare eventuali deficit vascolari. L’obiettivo è avere la possibilità di comprendere velocemente e in maniera efficace la direzione da prendere per contrastare determinati disturbi. Non manca chiaramente un’attenta valutazione puramente osteopatica in grado di cogliere disfunzioni muscolo-scheletriche cosi come craniche o viscerali.

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Come viene impostato l’eventuale percorso osteopatico?

Viene modulato in base a una serie di fattori: l’espressione del problema, la sua severità, le caratteristiche del paziente, le caratteristiche dell’operatore e l’efficacia.
Nei trattamento delle vertigini, l’osteopatia come può interagire con le altre professioni?
Può e deve. Le vertigini possono avere cause differenti dall’ambito osteopatico, ma espressioni corporee decisamente aggredibili e trattabili con l’osteopatia. Mi riferisco per esempio a tutte le tensioni muscolari e le alterazioni posturali. Ecco che quindi l’osteopata può diventare molto utile nel monitorare costantemente le evoluzioni dei sintomi e degli adattamenti corporei, sostenendo e potenziando l’intervento terapeutico di qualsiasi altra natura. Avere una comunicazione diretta con altri specialisti è il più efficace modo di affrontare problematiche come le vertigini. Nel caso si riscontrasse un problema specifico, l’osteopata deve interagire con lo specialista più indicato. Tra le figure di riferimento ci sono l’otorinolaringoiatra, il neurologo, l’odontoiatra, l’ortottico, l’ortopedico e lo psicologo.

A tal proposito, c’è un caso particolare che ha trattato?

Più che un caso particolare, credo che bisognerebbe togliersi dall’equivoco della standardizzazione terapeutica che solitamente viene applicata in sede otorinolaringoiatrica con manovre di riposizionamento che spesso non hanno efficacia o possono peggiorare il sintomo. L’applicazione di queste tecniche andrebbe eseguita in seguito ad anamnesi accurata, segni e sintomi specifici. I pazienti che arrivano in studio con sindromi vertiginose importanti, croniche o sub-croniche, normalmente manifestano aree disfunzionali molto evidenti. Statisticamente parlando intendo strutture craniche, il complesso OAE (Occipito – Atlanto – Epistrofeo) ossia le prime vertebre cervicali, ma anche aree viscerali come il tratto gastro-intestinale. Il trattamento di queste strutture spesso determina una variazione significativa dell’espressione del sintomo, confermando la possibilità dell’interazione osteopatica. Limitare l’uso farmacologico e velocizzare/potenziare il trattamento delle vertigini (e tutti i sintomi correlati), insieme alla possibilità di interazione con le altre figure sanitarie, penso possa essere una sfida stimolante per qualsiasi osteopata.

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