domenica 16 Giugno 2024

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Reflusso gastroesofageo: implicazioni neuroendocrine e psicologiche

Un disturbo che corre lungo l'asse intestino-cervello.

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Reflusso gastroesofageo: implicazioni neuroendocrine e psicologiche. Per comprendere meglio la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), è utile prendere in considerazione i più recenti studi in neurofisiologia, psicologia ed endocrino-immunologia, i quali ci indicano che il corpo e la mente sono intimamente collegati da una rete di messaggi biochimici e nervosi che coinvolgono ogni parte dell’organismo (asse intestino-cervello o GBA). Questo era anche il principio fondamentale della medicina antica come quella Cinese, Vedica Indiana o Greca.

Reflusso gastroesofageo: una patologia molto diffusa

Il reflusso gastro-esofageo è la più frequente patologia del tratto digestivo superiore, causata dal passaggio retrogrado del contenuto gastrico in esofago. Colpisce circa il 20% della popolazione e comprende sintomi come bruciore gastrico, rigurgito, dolore toracico, ma anche sintomi extra-esofagei come tosse, laringite, asma, disfonia e sinusite. Lo sfintere esofageo inferiore (cardias) è la prima difesa contro la secrezione acida gastrica, un processo continuo e complesso regolato da fattori ormonali che ha lo scopo di frammentare e sterilizzare il cibo. Alcuni cibi alterano il tono di questo sfintere, come il cioccolato, l’aglio o la menta, causandone il rilassamento e favorendo quindi la risalita degli acidi.

Reflusso gastroesofageo: l’asse intestino-cervello

L’asse intestino-cervello è un sistema complesso di comunicazione bidirezionale tra microbiota-intestino e sistema nervoso centrale (SNC). In particolare, del SNC sono coinvolti il sistema limbico e l’ipofisi. Il primo rappresenta i centri della memoria e delle risposte emotive, mentre il secondo integra vari segnali di stress coinvolgendo il sistema endocrino. Tramite le vie efferenti del sistema nervoso autonomo (SNA) e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene i segnali di stress psicologici possono, quindi influenzare la motilità gastroesofagea e la produzione di ormoni ed enzimi gastrici. Infatti, l’alterazione della motilità gastroesofagea gioca un ruolo fondamentale nell’eziopatogenesi della MRGE.
A sua volta, il SNC può essere influenzato dai segnali periferici che lo raggiungono grazie alle fibre afferenti del SNA e dai segnali ormonali. Ecco allora che risulta più chiara una metanalisi del 2022 che ha evidenziato una correlazione bidirezionale tra disturbo da depressione maggiore e MRGE, con probabile relazione causa-effetto. Dieta, infiammazione, alterazioni del microbiota possono quindi influenzare il SNC tramite questo asse neuroendocrino.

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Gli studi

Le evidenze scientifiche che confermano la visione sistemica e integrata del disturbo da reflusso sono numerose e in continua produzione, per questo abbiamo scelto due filoni di ricerca esemplificativi che mettono meglio in evidenza gli ambiti su cui intervenire.
La forte componente psicosomatica dell’esofagite da reflusso è stata dimostrata in una ricerca norvegese: il rischio di reflusso è risultato significativamente aumentato nei soggetti affetti da disturbi d’ansia o da depressione o in quelli affetti da sindrome ansioso-depressiva rispetto ai controlli sani. I risultati dello studio portano alla conclusione che ansia e depressione correlano fortemente con i sintomi del disturbo, confermati anche da una ulteriore ricerca norvegese che ha messo in luce una stretta connessione tra reflusso esofageo e pressioni sull’ambiente di lavoro, scarso controllo del proprio operato e insoddisfazione personale.

Per comprendere il disturbo in chiave psicosomatica, occorre partire da una semplice osservazione fisica: nella malattia da reflusso gastroesofageo il materiale acido contenuto nello stomaco risale attraverso l’esofago, secondo un meccanismo che va dal basso verso l’alto opposto a quello della digestione. Questo processo ci avvisa che ci troviamo in una situazione in cui siamo arrivati al limite: qualcosa nel nostro percorso di vita non sta funzionando, c’è qualcosa che non possiamo più digerire. Sono possibili quindi interpretazioni psicologiche del disturbo da reflusso, naturalmente da considerarsi come ipotesi da cui iniziare una indagine tenendo conto delle peculiarità e della storia individuali.

Reflusso gastroesofageo: i rimedi

Anche i rimedi più efficaci per il reflusso tengono in considerazione l’ottica sinergica tra corpo, sistema endocrino e psiche. In modo molto sintetico possiamo dire che, se il reflusso è di origine alimentare o fisica (bile densa, intestino infiammato o ernia iatale), dopo aver corretto l’alimentazione e in base agli eventuali disturbi che possono rimanere se non risolti con la dieta, si introdurranno i rimedi che daranno sostegno al fegato, come per esempio rafano, alburno di tiglio, oppure piante antinfiammatorie intestinali, quali Boswellia, Vaccinium vitis idaea, clorofilla, ecc. o enzimi digestivi a seconda del caso individuale.
Se invece la genesi del disturbo è puramente di origine psico-emotiva si andranno a consigliare dei rimedi, ad esempio miscele di fiori di Bach, che sostengano la persona nell’affrontare gli aspetti irrisolti o i disagi che non riesce a metabolizzare.

La scelta del rimedio sarà guidata dal concetto prima descritto, dove l’aspetto fisico e l’emotività dell’individuo non verranno soffocati o soppressi, ma anzi ascoltati e sostenuti nella gestione della difficoltà per giungere ad una condizione migliore se non addirittura alla soluzione definitiva.

In conclusione, il sintomo è una richiesta di attenzione. Quando un qualche aspetto dell’individuo, fisico o psicologico che sia, non viene capito né preso in considerazione, per farsi “vedere e ascoltare” a volte si rivela attraverso manifestazioni anche spiacevoli.
Per tutte le tradizioni antiche la soppressione del sintomo non è mai la via da preferire, perché altrimenti quell’aspetto inascoltato troverà altri percorsi e ambiti per affiorare con maggior forza di prima. Capire la causa del sintomo e quindi il perché quel soggetto esprime quel problema è il punto da cui partire. Un aspetto va però sottolineato: l’intervento del fitoterapeuta, del nutrizionista o dello psicoterapeuta non può prescindere dall’assunzione di responsabilità del paziente come parte attiva e centrale del proprio percorso di guarigione.

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