lunedì 17 Giugno 2024

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Applicato con successo il primo impianto cerebrale per la cura della depressione

L’impianto è stato sperimentato all'Università della California a San Francisco.

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Applicato con successo il primo impianto cerebrale per la cura della depressione. Sarah, 36 anni, è la prima donna alla quale è stato applicato un impianto cerebrale per il trattamento della depressione, che è andato a curarle una forma di depressione grave e resistente ai farmaci. L’impianto è stato sperimentato all’Università della California a San Francisco (UCSF) da un team di ricerca in neuroscienze.

La stimolazione cerebrale profonda la si è già utilizzata nel trattamento della malattia di Parkinson e in quello dell’epilessia. Ora il team dell’Università della California a San Francisco ha apportato un cambiamento sostanziale alla terapia stessa. Gli studiosi hanno infatti identificato, tramite un biomarcatore, le aree del cervello di Sarah dove appariva la depressione. Sulla base del modello i ricercatori hanno poi personalizzato il dispositivo così da stimolare unicamente l’area cerebrale dove è espresso il biomarcatore e nella quale i ricercatori hanno inserito un elettrodo in grado di rilevarlo. Un altro elettrodo è stato invece posizionato nel circuito della depressione di Sarah, dove la stimolazione con una piccola quantità di elettricità per pochi secondi in profondità nella regione del cervello avviene in risposta al biomarcatore.

“L’efficacia di questa terapia ha dimostrato che non solo abbiamo identificato sia il circuito cerebrale corretto sia il biomarcatore, ma siamo stati anche in grado di replicarlo in una fase successiva completamente diversa dello studio utilizzando il dispositivo impiantato”, afferma la psichiatra dell’UCSF Katherine W. Scangos.

Ci sarà bisogno di ulteriori ricerche ma nella prima paziente, Sarah, i benefìci paiono  notevoli. “Nei primi mesi la diminuzione della depressione è stata così brusca e non ero sicura se sarebbe durata. Ma è durato. Il dispositivo ha tenuto a bada la mia depressione, permettendomi di tornare alla mia parte migliore e ricostruire una vita degna di essere vissuta”, ha dichiarato Sarah.

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