martedì 18 Giugno 2024

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La protesi al ginocchio: quando, come, perché. Intervista all’ortopedico dr. Claudio Zara

Oltre 70.000 ogni anno, in Italia, gli interventi di protesi al ginocchio

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La protesi al ginocchio: quando, come perché. Intervista all’ortopedico dr. Claudio Zara. Sono oltre 70.000, secondo i dati forniti dal Registro Italiano Artroprotesi, gli interventi di protesi al ginocchio che si effettuano ogni anno in Italia. Cifre, queste, che negli ultimi anni hanno fatto registrare una costante tendenza all’aumento, interrotta unicamente dalla pandemia da COVID-19 e dai conseguenti lockdown che hanno comportato nel 2020 il blocco della chirurgia elettiva e il posticipo di molti degli interventi programmati durante il periodo interessato dalle chiusure e dalla larga diffusione del contagio. L’impianto di protesi al ginocchio interessa nella grande maggioranza dei casi persone di età superiore ai 60 anni. In alcune circostanze, tuttavia, l’intervento si rende necessario anche in pazienti più giovani.

La protesi al ginocchio: quando, come perché. Intervista all’ortopedico dr. Claudio Zara

Quand’è che sorge l’esigenza di una protesi al ginocchio? Quanti e quali tipi di protesi si utilizzano? Quali sono le aspettative di recupero nei pazienti sottoposti all’impianto? Qual è il loro percorso riabilitativo? SaluteToday lo ha chiesto al dottor Claudio Zara, ortopedico marchigiano con una lunga esperienza nel campo della chirurgia protesica. Oltre 12.000 le artroprotesi impiantate dal chirurgo di Ancona, specializzato anche in Medicina Legale e delle Assicurazioni.

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Stasique_Photography @fotolia.it

Dr. Zara, quando nasce l’esigenza di una protesi di ginocchio?

Sono i disturbi che il paziente avverte a determinare l’esigenza di una artroprotesi e che lo spingono a recarsi dal chirurgo: il dolore, la limitazione funzionale e successivamente la deformità. Ci sono pazienti che riescono, per vari motivi, a sopportare tali disturbi più di altri, e dunque all’ortopedico capita di dover porre rimedio a ginocchia più o meno danneggiate.

Quali sono gli esami atti a individuare l’esigenza della protesi al ginocchio?

È la radiografia del ginocchio, sia in carico che non, l’esame che serve a porre l’indicazione per una artroprotesi di ginocchio. Con la Risonanza Magnetica si possono vedere aspetti patologici quali l’osteonecrosi; con la TC possiamo evidenziare deficit ossei e la loro natura.

Qual è statisticamente l’età attorno alla quale sorge la necessità della protesi al ginocchio?

Normalmente l’intervento di protesi è destinato a pazienti non più giovani. Ciò perché l’eziologia, cioè la causa della malattia, è il più delle volte individuabile nell’artrosi. Qualche volta, tuttavia, a far sorgere la necessità dell’impianto può anche essere l’esito di un grave trauma, anche polilegamentoso, in età giovanile, come nel caso degli atleti. In altri casi ancora la causa può essere riconducibile a forme di artrite, come per esempio l’artrite reumatoide, ma nel 90% dei pazienti la protesi al ginocchio è diretta conseguenza di un’artrosi, primitiva o indotta.

Cosa fa di una protesi una protesi affidabile?

La qualità delle protesi reperibili sul mercato è ormai standardizzata e di livello. Ci sono modelli che prevedono un certo tipo di soluzioni chirurgica e ci sono modelli che ne prevedono altre. Nel campo delle protesi totali, per esempio, ci sono modelli che prevedono il sacrificio del crociato posteriore e ci sono modelli che prevedono invece la conservazione del legamento stesso. In termini di risultato questa è una differenza molto significativa. Conservando il crociato posteriore, la performance del ginocchio risulterà certamente migliore. Ci sono ulteriori differenze tra protesi e protesi ma rientrano in un ambito prettamente scientifico, forse più da addetti ai lavori e sulle quali non credo serva soffermarsi in questa sede. Ci sono poi le protesi monocompartimentali. Sono protesi che, a differenza delle totali, sostituiscono solo uno dei tre compartimenti del ginocchi, che sono il mediale, il laterale e il femoro-rotuleo. Nel 90% dei casi la protesi monocompartimentale è mediale. Nel 10% dei casi è laterale. La protesi monocompartimentale sottorotulea è molto rara. Questi tipi di protesi vanno a sostituire solo la parte danneggiata, lasciando inalterato, perché sano, il resto del ginocchio, e dunque l’impatto chirurgico è più limitato di quello che abbiamo con l’impianto di una protesi totale. Inoltre il complesso legamentoso viene completamente risparmiato, per cui la biomeccanica articolare della protesi monocompartimentale è molto vicina a quella del ginocchio sano, mentre nella protesi totale è fondamentalmente diversa: quindi la performance del risultato della protesi monocompartimetale risulta maggiore, che nella protesi totale. C’è dunque un recupero decisamente più rapido e più soddisfacente per il paziente. Si può dire che, con la protesi monocompartimentale, il ginocchio torna a livelli di funzionalità quasi normali.

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Intervento di protesi totale al ginocchio – Foto Claudio Zara

L’impianto di protesi al ginocchio è un intervento molto invasivo?

L’impatto chirurgico è certamente invasivo, più per la protesi totale che per quella monocompartimentale. Si è costretti ad eseguire dei tagli ossei ed in parte anche muscolari; si va a sacrificare almeno un legamento, qualche volta due nel caso delle protesi totali. È un intervento che presume un grossolano sanguinamento, anche se ormai, grazie all’emostasi da compressione, al lavoro del chirurgo e al contributo dei farmaci, la perdita di sangue è divenuta più limitata. Ovviamente, nel caso della protesi monocompartimentale l’impatto sarà meno significativo, anche se -ribadiamolo- l’intervento è e rimane comunque invasivo.

Qual è il percorso riabilitativo cui il paziente deve sottoporsi dopo l’intervento?

Un paio di giorni dopo l’intervento, il paziente inizia a mobilizzare il ginocchio e a mettersi in piedi, iniziando a deambulare col “girello”. Dopo una decina di giorni è in grado di camminare con l’ausilio dei bastoni antibrachiali. Circa un mese dopo l’intervento, il paziente diventa autonomo, cammina in casa, esce a far compere, può anche guidare l’automobile. Nel caso della protesi totale, perché il recupero possa dirsi completo, occorrerà comunque attendere alcuni mesi. Con la protesi monocompartimentale, invece, un mese dopo l’intervento il percorso di recupero può solitamente dirsi completato.

Per concludere, quali aspettative può nutrire il paziente che si sottopone all’impianto di protesi al ginocchio?

risultati che si ottengono sono strettamente legati a ciò che si va a sacrificare durante l’intervento e alla biomeccanica articolare della protesi nei confronti del ginocchio sano. Se, per fare un esempio, si sacrificano un paio di legamenti e l’articolazione femoro-rotulea, otterremo inevitabilmente una diminuzione della funzionalità del ginocchio stesso. Occorre tuttavia specificare che quando il paziente arriva alla protesi, spesso le sue condizioni sono tali da rendere il miglioramento così evidente da rendere quasi impercettibili le riduzioni della funzionalità. C’è, insomma, un margine di recupero non completo ma comunque molto ampio e dunque ampiamente soddisfacente.

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